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Che l’Abruzzo sia custode di una miriade di luoghi strepitosi è un dato di fatto.

O meglio, nel mio specifico caso, lo è diventato in seguito all’ultimo viaggio in questa splendida regione, durante il quale ho avuto modo di esplorare una piccola ma sostanziosa fetta del territorio compreso fra il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco naturale regionale Sirente-Velino e l’Aquila.

valentina in Abruzzo, sull'altopiano verso Campo Imperatore
Io feliciona sull’altopiano verso Campo Imperatore

Una delle tante scoperte sorprendenti che ho fatto riguarda un posticino tanto piccolo quanto immenso in materia di bellezza, storia, spiritualità e valore artistico, del quale non avevo mai sentito parlare: mi riferisco all’Oratorio di San Pellegrino, e alla vicina chiesa di Santa Maria Assunta, a Bominaco.

Ve ne parlo subito.

L’ORATORIO DI SAN PELLEGRINO A BOMINACO: DUE CENNI STORICI

Sono in molti a definire il luogo oggetto del presente articolo come la Cappella Sistina d’Abruzzo, e a brevissimo vi spiegherò il perché di tale peculiare paragone.

Prima, però, definiamo un quadro storico e capiamo dove si colloca siffatta meraviglia.

Oratorio di San Pellegrino a Bominaco: la volta riccamente affrescata
Eccovi intanto uno spoiler

Per poterla visitare dovrete recarvi presso la frazione di Bominaco, nel comune di Caporciano (in provincia dell’Aquila, dalla quale dista circa 30 chilometri). Si tratta di un borgo medievale piccolissimo, posto a 974 metri sul livello del mare, che ospita una sessantina di abitanti.

Un tempo ormai remoto, tale località era nota come Momenaco, ed è stata la sede di uno dei complessi monastici più importanti di tutta la regione. Le sue radici risalgono ai primi secoli del Cristianesimo (fra il III e IV secolo d.C.), e anch’esso, proprio come l’attuale oratorio, era dedicato a San Pellegrino.

L’ubicazione era assai strategica: si collocava proprio lungo il Tratturo Magno, e più volte fu oggetto di dispute tra i monaci benedettini e i vescovi di Sulmona-Valva.

Nel 1423 il monastero venne saccheggiato e praticamente distrutto dalle truppe del condottiero Andrea Fortebraccio (meglio noto come Braccio da Montone); tuttavia, l’Oratorio di San Pellegrino e la Chiesa di Santa Maria Assunta scamparono a tale furia distruttiva, e resistettero abbastanza bene anche al forte terremoto che colpì la zona nel 1703 (con l’ausilio di un bel restauro).

Oggi, questi due edifici sono tutto ciò che rimane dell’importante complesso: della struttura muraria e delle altre costruzioni, invece, non vi è più traccia.

Dopo questo breve e assolutamente non esaustivo preambolo, veniamo ora al cuore del presente articolo: perché visitare l’Oratorio di San Pellegrino a Bominaco?

VISITARE L’ORATORIO DI SAN PELLEGRINO A BOMINACO

Visto da fuori, l’Oratorio di San Pellegrino a Bominaco appare come una struttura semplice ed essenziale, immersa in un suggestivo boschetto di conifere.

Vi si accede attraverso due ingressi: il principale si colloca sotto un portico, edificato nel XVIII secolo utilizzando materiale di spoglio, mentre il secondo, riservato ai religiosi, si trova sul prospetto posteriore, in una posizione più alta e accessibile attraverso una scala a doppia rampa. A queste due entrare se ne aggiunge una terza (laterale), che probabilmente fu utilizzata in passato per facilitare il deflusso dei pellegrini.

Oratorio di San Pellegrino a Bominaco: l'esterno dell'edificio nel bosco
Una delle due facciate dell’oratorio, munita di un campanile a vela e di un piccolo rosone decorato (anche sull’altra facciata, quella con il portico, troviamo un rosone, meno elaborato di questo)

L’interno è composto da un’unica e allungata navata priva di abside e coperta da una volta a botte, e le sue dimensioni sono piuttosto contenute: stiamo parlando di 18,70 metri di lunghezza per 5,60 di larghezza.

A suddividere lo spazio destinato ai fedeli vi sono due grandi plutei decorati a bassorilievo, sui quali campeggiano un drago alato e un grifo intento ad abbeverarsi da un calice. L’iscrizione che corre sul bordo superiore dei plutei ci consegna un’informazione importante riguardante la datazione dell’edificio: esso fu edificato nel 1263 per volere dell’abate Teodino, il quale diresse anche i lavori di decorazione pittorica ed ebbe il merito di diffondere lo stile gotico in Abruzzo.

Un’altra iscrizione, posta al di sopra del rosone presso l’ingresso principale, cita nuovamente l’abate, ma anche Carlo Magno: pare, infatti, che fu proprio costui a desiderare ardentemente la costruzione dell’oratorio, a seguito di una miracolosa apparizione di San Pellegrino in persona (dopo la quale, pare, furono rinvenute le ossa del martire non lontano dal monastero).

Seppur già molto pittoresca, la vera magia dell’Oratorio di San Pellegrino si rivela al varcare della sua porta: le pareti e la volta a botte sono interamente ricoperte da uno straordinario ciclo di affreschi policromi, che rappresentano una delle testimonianze più importanti e rilevanti della pittura medievale abruzzese.

LA CAPPELLA SISTINA D’ABRUZZO

Queste incantevoli pitture sono organizzate in tre cicli narrativi principali: le Storie dell’infanzia di Cristo, le Storie della Passione e le Storie della vita del martire Pellegrino. Ad essi si aggiungono scene dell’Inferno e del Paradiso relative al Giudizio, il rarissimo Calendario liturgico e la raffigurazione di santi e profeti.

Le rappresentazioni non rispettano rigidamente le unità architettoniche della spartizione interna dell’edificio, e sembrano, in apparenza, disordinate. Esse iniziano e finiscono nella controfacciata, disponendosi secondo un principio circolare che si sviluppa da sinistra a destra; l’apparente senso di disordine è, in realtà, frutto di una logica compositiva atta a trascendere lo spazio architettonico e a favorire il coinvolgimento spirituale dei fedeli.

Tre artisti hanno realizzato questi capolavori:

  • il Maestro dell’Infanzia di Cristo, che si è occupato del ciclo della narrazione sinottica dei Vangeli di Luca e Matteo;
  • il Maestro della Passione, che ha realizzato le scene della Passione di Cristo e di San Pellegrino, la scena centrale di Cristo fra gli Apostoli e i medaglioni con i santi e i profeti;
  • il Maestro del Calendario o Miniaturista, responsabile dell’apporto più raro e raffinato di tutto l’oratorio: il calendario monastico con le personificazioni dei mesi.
dettagli del calendario affrescato nell'Oratorio di San Pellegrino a Bominaco
Il Calendario personifica i mesi dell’anno in figure cortesi, intervallate da pagine riportanti i giorni, le festività mensili e i segni zodiacali

Nella sua parte figurata, il Calendario di Bominaco raccoglie inoltre elementi profani, collegati alle varie attività lavorative da svolgere nel mese corrispondente. Fu realizzato per uso liturgico e della comunità.

Meravigliosi anche tutti gli altri infiniti dettagli ed elementi decorativi, a corredo delle storie e delle raffigurazioni principali. Il culmine della volta presenta decorazioni differenti in ogni campata, in un tripudio di colori, figure e sfumature incantevoli.

Oratorio di San Pellegrino a Bominaco: la volta con il cielo stellato
Il cielo blu notte ricoperto di stelle, dipinto sulla prima campata. Notate la curiosa presenza di tre misteriosi uccelli (due bianchi e uno nero), appoggiati sulla cornice

Ecco dunque svelata la ragione per cui, nonostante le ridotte dimensioni, l’oratorio di San Pellegrino a Bominaco è noto come la Cappella Sistina d’Abruzzo. In molti, tuttavia, ritengono che vi siano più analogie con la Cappella degli Scrovegni di Padova.

LA CHIESA DI SANTA MARIA ASSUNTA

Un altro gioiello vi attende accanto al meraviglioso Oratorio di San Pellegrino: si tratta della già citata Chiesa di Santa Maria Assunta, altra unica superstite alla distruzione dell’antico complesso monastico.

la facciata esterna della chiesa di santa Maria Assunta a Bominaco
Essa si colloca in posizione leggermente sovrastante rispetto all’Oratorio, ma si raggiunge con una brevissima camminata

Dall’esterno si notano subito lo stile romanico e il campanile, dotato di due fornici. La facciata è molto semplice, caratterizzata da un portale e una monofora centrale. Gli elementi particolari qui sono l’archivolto (riccamente ornato) e l’architrave (caratterizzato da motivi floreali con un leone al centro).

Il monastero era anticamente collegato alla parete sinistra della chiesa (che ora presenta quattro finestre e due porte lisce), mentre le finestre presenti sul lato destro richiamano le decorazioni della facciata.

Oratorio di San Pellegrino a Bominaco: i tre absidi della chiesa di Santa Maria Assunta
Da notare esternamente anche la presenza dei tre absidi, con le loro forme semicircolari

L’interno è suddiviso in tre navate longitudinali (culminanti nei tre absidi circolari qui sopra descritti e mostrati); anche se ospita importanti affreschi al suo interno, il fiore all’occhiello della chiesa è la decorazione lapidea, individuabile particolarmente nei capitelli delle dodici massicce colonne poste fra le navate (che sono uno differente dall’altro, e richiamano l’ordine corinzio) e nell’arredamento liturgico.

Di notevole interesse l’ambone (ovvero un grande pulpito in pietra) del 1180 a base quadrilatera su quattro colonne munite di sfarzosi capitelli, il cero pasquale, la cattedra abbaziale e il ciborio (frutto di una ricostruzione successiva ai danni perpetrati dalla seconda guerra mondiale).

Orari di apertura dell’oratorio di San Pellegrino

L’oratorio di San Pellegrino, così come la Chiesa di Santa Maria Assunta, sono aperti tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Nel periodo invernale la chiusura è anticipata alle 16.00.

Si accede a questi due luoghi con una visita guidata: non è previsto un vero e proprio biglietto di ingresso, ma vi verrà chiesto un contributo di 2€ (per accendere l’illuminazione interna) e una donazione volontaria per la guida a vostro piacimento.

Non serve prendere appuntamento: vi basterà recarvi qui nelle fasce orarie sopra indicate e, se non troverete nessuno, potrete telefonare al numero esposto sul cancello. La guida vi raggiungerà in pochi minuti.


Valentina, l’autrice di Kilig Travel Blog

Scrivo, fotografo, mangio e racconto storie sul mondo e sulle cose belle. Amo l’autunno, i libri, i piccoli borghi, i tramonti sul mare, la mia gatta Trippy, i tortellini in brodo (sono bolognese, come potrebbe essere altrimenti?), la montagna, il caffè.


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