Subito fuori dal perimetro storico di Bologna, nel quartiere Navile, c’è un museo che spacca il cuore.
Un sito di grande importanza, prezioso custode di una storia di dolore e oblio che ha rischiato di essere consegnata alle brucianti fiamme dell’inganno, alle onde dell’indifferenza, agli abissi del silenzio e della censura.
Una storia che parte da, e finisce con, un viaggio, e ha per involontario contesto proprio un abisso: quello del braccio di mare che circonda l’isola siciliana di Ustica, nel quale è caduto, in circostanze particolari, l’aeromobile Douglas DC- 9 della compagnia Itavia.

LA STRAGE DI USTICA
Era la sera del 27 giugno 1980 quando il volo Itavia 870 decollò dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna in direzione di Palermo.
Era partito alle 20.08, con due ore di ritardo sulla tabella di marcia a causa di maltempo sulla città, e ospitava a bordo settantasette passeggeri (64 adulti, 11 ragazzi, due bambini di età inferiore ai 24 mesi) e quattro membri dell’equipaggio; 81 persone totali, ognuna di esse con i propri pensieri, le proprie preoccupazioni quotidiane, i sogni, le aspettative, i bagagli di viaggio e di vita.

Verso le ore 21.00, quando la rotta era ormai in dirittura d’arrivo, puf: il DC-9 Itavia 870 scompare dai radar, presso quella porzione di mondo e di Tirreno compresa fra le isole di Ponza e Ustica.
Alle 21.04, la torre di controllo dell’aeroporto di Roma-Ciampino chiamò i piloti per autorizzare l’avvio della fase di atterraggio su Palermo (previsto per le 21.13), ma non ottenne risposta. Cominciarono lì i terribili e inquietanti dubbi su ciò che poteva essere accaduto.
I resti dell’aereo vennero trovati nel mare, confermando già dalla notte stessa la precipitazione del velivolo e, purtroppo, la morte di tutte le persone presenti a bordo.
UNA STORIA DI SILENZI E MANCANZE
A decenni di distanza dal tragico evento, vi sono ancora diversi aspetti che necessitano di chiarimenti, a cominciare proprio dalla dinamica stessa dell’accaduto e dalla gestione della sua comunicazione da parte delle autorità.
Pare che la prima ipotesi formulata in merito, la più banale e tranquillizzante, si centrasse sulla “tragica ovvietà” che gli aerei, purtroppo, cadono. L’Aeronautica Militare subito supportò tale teoria di cedimento strutturale del veivolo, che fu presto smentita e sostituita da un’altra decisamente più plausibile e, in seguito, verificata: lo sfortunato DC-9 si era ritrovato nel mezzo di un’operazione militare internazionale, nella forma di un combattimento aereo o del lancio di un missile (per opera di un caccia francese o della NATO, che aveva un obiettivo differente, un Mig libico).
Se anche furono subito avviate le indagini, in poco tempo sulla vicende scese un impietoso e colpevole silenzio, rimasto tale per ben sei anni. Nel 1986, grazie in particolare ad un’inchiesta giornalistica che indicava il DC-9 come vittima di un’azione militare, un gruppo di politici e intellettuali rivolse un appello al Presidente della Repubblica (all’epoca Francesco Cossiga) per proseguire le ricerche e scoprire la verità.
Nel 1988 nacque l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, per iniziativa di Daria Bonfietti (sorella di una delle vittime) e si mobilitò l’opinione pubblica: si ottenne finalmente una ripresa del lavoro di ricerca e recupero, con altre due complesse campagne che consentirono di recuperare circa il 96% del relitto dell’aereo. Furono inoltre incriminati per alto tradimento i vertici dell’Aeronautica all’epoca, per aver omesso, occultato e depistato informazioni riguardanti la presenza di traffico militare nell’area e i risultati dei tracciati radar.
Vi rimando al sito ufficiale del Museo per la Memoria di Ustica per approfondire i fatti storici e i successivi sviluppi (vi basti pensare che nel 2008 la Magistratura ha riaperto l’inchiesta), ma il succo di tutta questa terribile storia è che, oltre ad essere ad oggi il più grande disastro aereo avvenuto su suolo italiano, si configura come la tragedia civile di uno Stato che non ha potuto né saputo fornirne una spiegazione.
VISITARE IL MUSEO PER LA MEMORIA DI USTICA
Ecco perchè è importante visitare il Museo per la Memoria di Ustica a Bologna: esso è una cruciale testimonianza del tragico evento, e un vero e proprio luogo di memoria che dà voce, ricordo e dignità alle sue vittime e a tutte le loro persone care alle quali, per troppo tempo, è stata negata la verità.

Poco fuori dal centro storico di Bologna e alle spalle della stazione ferroviaria, il Museo per la Memoria di Ustica trova spazio all’interno dell’ex deposito tranviario ATC. Il suo nucleo è rappresentato dall’installazione artistica realizzata da Christian Boltanski (1944 – 2021), talentuoso artista francese noto per la potenza delle sue opere.
Dopo una lunga ricerca in vista dell’importante lavoro commissionato, Boltanski ha realizzato qualcosa di unico e speciale: partendo dai resti dell’aeromobile, ha costruito un’evocativa cornice visiva e sonora, capace di fare breccia nel cuore e nella mente delle persone con la potenza propria dell’Arte con la A maiuscola.

Mentre si cammina sulla passerella che circonda il relitto, una visione che già di per sè scuote come un pugno nello stomaco, delle voci sussurrate viaggiano nello spazio, e nel tempo: sono frasi provenienti dalle pareti, che riportano ottantuno pensieri, associati alle vittime della tragedia. Pensieri comuni, quotidiani, a volte banali a volte profondi, intimi ma universali, che sottolineano in modo sconvolgente come, a volte il Caso, la Tragedia e la Morte, irrompano senza preavviso nella vita di tutti i giorni.
L’elemento sonoro si accompagna a un peculiare gioco di luci, anch’esse nel numero di ottantuno, che si accendono e si spengono al ritmo di un battito del cuore, e ad altrettanti specchi neri appesi alle pareti, che rimandano l’immagine dell’aereo e di chi percorre il ballatoio in una visione scura, come offuscata dal fumo.
Intorno alla carcassa del DC-9 vi sono nove casse nere, custodi di alcuni degli effetti personali appartenuti alle vittime e recuperati dagli abissi: vestiti, scarpe, borse, occhiali, pinne, boccagli.

Insomma, con questa incredibile opera, Boltanski ci offre una dimensione evocativa del ricordo costituita da narrazioni molteplici e soggettive di grande impatto.
Il Museo ospita inoltre una saletta in cui è possibile guardare un documentario che narra la strage di Ustica e il grande lavoro di restituzione della verità e della memoria, dei pannelli informativi con le informazioni e la cronologia degli eventi, e diversi libri e pubblicazioni dedicate.
INFORMAZIONI PRATICHE
- Il Museo per la Memoria di Ustica si trova in Via del Saliceto 3/22, a Bologna;
- L’ingresso è gratuito, ed è consigliata la prenotazione online per evitare possibili code o affollamento;
- Il museo è aperto il giovedì e il venerdì dalle 9.30 alle 13.30, il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 18.30. Per gli orari dei periodi festivi ed estivi consultate il sito ufficiale.
- Sono ammessi al suo interno solo cani guida;
- Ecco i contatti di riferimento per maggiori informazioni: 051 377680 / info@museomemoriaustica.it

Valentina, l’autrice di Kilig Travel Blog
Scrivo, fotografo, mangio e racconto storie sul mondo e sulle cose belle. Amo l’autunno, i libri, i piccoli borghi, i tramonti sul mare, la mia gatta Trippy, i tortellini in brodo (sono bolognese, come potrebbe essere altrimenti?), la montagna, il caffè.

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