fine marzo, poco dopo l’equinozio di primavera

un libro che mi ha suggerito di ascoltare

Sto leggendo un libro bellissimo.

Si intitola Il Grande Futuro, il suo autore è Giuseppe Catozzella, il suo anno di pubblicazione il 2016.

Un libro che mi strega, riga dopo riga, parola dopo parola. Un libro che ha la capacità di mostrarmi le cose in prospettive inedite, di arrivare al nocciolo delle scelte e delle emozioni tramite sentieri a volte impervi e tortuosi, a volte diritti.

Al di là del tema portante contenuto in queste pagine, assai delicato da trattare soprattutto nel momento storico che stiamo vivendo, la delicatezza poetica con cui lo scrittore traccia la vita, i pensieri, le parole e le azioni di Alì-Amal, il protagonista, mi lascia senza fiato, e mi porta a riflettere, con gli occhi ancora pieni della luce di un mondo tanto ammaliante quanto ostile, sulle cose della vita.

ode alla primavera in anticipo: uccellino su staccionata a san leo, in romagna

Continuo a sottolineare tantissimi passaggi, per cercare di estrapolare il loro significato, per cercare di farlo mio.

Ne riporto qui uno, quello che più mi ha colpito:

Quando giunsi alla spiaggia, fui investito da una pienezza che non ricordavo di possedere.

Ogni cosa aveva preso a parlare, ogni radice di mangrovia, ogni ramo, ogni tronco.

Tutto quello spettacolo mi salutava.

Era inaudito, era nuovo.

D’un tratto sentii la mia vita piena come mai prima di allora.

Il mio mare era lì, illuminato debolmente dalla sfavillante lucentezza della luna. In silenzio. Mi chiedeva di ascoltare.

Ascoltare. Uno dei verbi più belli, potenti e bistrattati che ci siano.

Ascoltare gli altri, ascoltare la Natura, ascoltare se stessi. Ascoltare la vita, quella che scorre in noi e che ha in mano tutte le risposte che cerchiamo.

sentiero di montagna a fanes, alta badia

Spesso, però, ci rifiutiamo di farlo, ci rifiutiamo di ascoltare. Gli altri, la Natura, noi stessi, la vita.

Perchè non lo facciamo? Perchè diventiamo così indifferenti verso il nostro mondo, esteriore ed interiore?

Passiamo troppo tempo chiusi fra quattro mura, a fare cose che non ci appartengono in compagnia di persone che non ci piacciono, con le quali non possiamo esprimerci liberamente. Smettiamo di ascoltare e smettiamo di sentire la parte più vera e profonda di noi stessi e degli altri. Cadiamo negli stereotipi, nella routine, nell’ovvio e nel banale, in una situazione di finta ma ostentata felicità.

Perchè?

nuove consapevolezze e infinite declinazioni di vita

La mattina dopo mi svegliai con una consapevolezza.

Conoscevo la mia via. Avevo capito che alla felicità di cui mi aveva parlato Tarif dovevo andare incontro con le mie forze. Da sola non sarebbe arrivata. […]

Era tempo che prendessi la mia vita tra le mani.

Era tempo che capissi chi ero.

Capire chi si è non è cosa facile.

Soprattutto perchè, nelle varie fasi della vita, possiamo vestire molti panni, appartenenti a persone diverse.

Possiamo essere noi, e poi il contrario di noi, e poi far assopire la nostra essenza trasformandoci in altro da noi. Possiamo intraprendere cammini sbagliati e percorrerli per qualche tempo, e solo a metà accorgerci di non essere nel posto giusto.

Possiamo anche smarrire la via per molto, molto tempo. O non ritrovarla mai, e questo è davvero un enorme peccato: non arrivare mai a sapere chi siamo veramente, cosa vogliamo, per cosa batte il nostro cuore e di che sostanza è fatta la nostra anima.

micio bianco e marrone, curioso che osserva il mondo tra le trame di una rete

Una persona mi disse che quando la nostra bussola smette di funzionare, quando ci ritroviamo nel mezzo di un fitto bosco senza sapere dove andare, e ce ne accorgiamo, dobbiamo fermarci, respirare e sederci. Congelare il tempo, anzi, farlo andare a ritroso, fermandolo al capitolo della nostra infanzia. Noi da piccoli, innocenti, liberi.

E, una volta lì, domandare al bambino che eravamo:

“Cosa ti piace fare? Cosa vorresti diventare da grande?”.

Qual era la risposta? Cosa dicevamo? Cosa disegnavamo quando ci chiedevano il mestiere dei nostri sogni, la casa dei nostri sogni, il nostro futuro da grandi?

Certo, la creatività senza vincoli dei bambini porta alle più svariate risposte, spesso molto diverse e in contrasto fra loro. Io stessa, da piccola, esponevo all’attenzione di genitori, nonni e maestre i più disparati progetti: mi disegnavo ballerina, mi dipingevo cantante e scrittrice. Trascorrevo pomeriggi interi a fare la maestra ai miei pupazzi schierati diligentemente sul letto, passando poi, in breve tempo, ad impartire reali lezioni di inglese elementare a mia nonna (che tutt’oggi si vanta di saper elencare i numeri e i giorni della settimana grazie a me).

Volevo diventare scienziata, poi atleta, poi fata dei boschi e regina dei mari. Disegnavo la mia futura casa in un verde prato sotto le montagne, circondata di animali, fiori, freschi ruscelli.

valentina al rifugio stella alpina, sul terrazzino di legno tra i fiori

Potrebbe sembrare alquanto arduo e assurdo dedurre qualcosa di concreto e razionale da questo eterogeneo mosaico di risposte, e infatti per tanto tempo mi sono rifiutata di sbrogliare la matassa dei miei sogni di bambina.

Eppure in quelle risposte, c’era tutto. Tutto quello che mi serviva, tutto quello che mi caratterizzava e che era in linea con il mio spirito. Bastava solo fermarsi, respirare, e unire i puntini.

Perchè la vita, nelle sue infinite declinazioni, non si manifesta mai su di un sentiero dritto e privo di tornanti.

ode alla primavera in anticipo e alle nuove sfide

Quest’anno, la primavera è arrivata in anticipo.

Basta avviarsi verso le prime colline dietro casa, ed essa esplode, potente e radiosa, in una sinfonia di colori e profumi.

ode alla primavera anticipo: cielo azzurro e fiori di ciliegio

Questo dovrebbe essere il periodo delle piogge, delle acque scroscianti, dei sentieri impraticabili per via del fango. Invece, lo scarponcino risuona netto sul duro suolo di terra e di argilla, dove le impronte di cinghiali e lupi si sedimentano e divengono inscalfibili.

il sentiero dei calanchi dell'abbadessa in primavera

Sono andata a cercarla di petto, questa primavera in anticipo, perchè avevo bisogno di aria fresca, di colori, di luce.

Per assaporare meglio il vento del cambiamento che sta soffiando sempre più forte dentro di me, che mi sta sospingendo verso strade nuove, territori inesplorati che guardo ancora con un briciolo di incertezza, ma con una sensazione molto bella tra le pareti dello stomaco.

La sensazione di andare incontro alla vita.

Alla mia vita.

A ciò che si modella perfettamente alla mia anima, a ciò con cui e per cui sono nata.

ode alla primavera in anticipo: fiori bianchi e sentieri impervi

Mi sono messa a inseguire le mie farfalle, sono state loro a indicarmi la via, a farmi rimuginare, a farmi prendere il coraggio per mettermi in gioco in un nuovo gioco.

ode alla primavera in anticipo: farfalla arancione e nera su tronco

A confrontarmi con una sfida inedita, a vincerla, ad aprire un nuovo capitolo della mia esistenza: un capitolo irto di passaggi insidiosi, di piccoli sacrifici volti ad uno scopo più grande, di nuovi libri e dispense aperti sul tavolo, di quaderni che si riempiono di appunti e di sottolineature colorate.

ode alla primavera in anticipo: violetta bianca su terreno arido

Da Gemelli eternamente indecisa quale sono, continuo a chiedermi se questa nuova strada imboccata sia giusta, se sia saggia. Sinceramente non so darmi una risposta; forse sì, forse no, forse lo è sempre stata, forse è una pazzia.

Quello che so per certo è che in questa scelta fatta c’è tutto: ci sono io senza fronzoli e senza maschere, c’è la passione, c’è la curiosità per le cose e la volontà di farle mie e di raccontarle.

Ci sono le farfalle, ci sono gli animali, la natura, il cielo, l’aria aperta. Ci sono i miei scarponcini blu di sempre, ci sono le mappe e i libri, c’è quella bambina-maestra davanti ai pupazzi e alla nonna. C’è la bussola, strumento che mi affascina tantissimo e che, spero, riesca finalmente a condurmi, con tutti i suoi necessari tornanti o bivi, verso il futuro.

Verso il mio Grande Futuro.

anemone epatica bellissimo, con foglie secche intorno


un liquidambar dai colori stupefacenti per celebrare un anno di blogValentina, l’autrice di Kilig Travel Blog

Scrivo, fotografo, mangio e racconto storie sul mondo e sulle cose belle. Amo l’autunno, i libri, i piccoli borghi, i tramonti sul mare, la mia gatta Trippy, i tortellini in brodo (sono bolognese, come potrebbe essere altrimenti?), la montagna, il caffè.


9 commenti

Valeria · 15 Aprile 2019 alle 7:59

La natura ci parla, anche con un fiore prepotente che vuole spuntare nonostante la neve, anche con le piogge che vogliono lavare il terreno e portar via tutto il secco per preparare la rinascita. E’difficile ascoltarla, ma può farci capire che tutto è divenire e che anche noi non ci possiamo adagiare su ciò che abbiamo raggiunto una volta per tutte ma dobbiamo sempre rinnovarci, inseguire nuovi sogni e nuove vie.

raffigarofalo · 13 Aprile 2019 alle 8:17

Il futuro riserva sempre grandi sorprese. Belle e brutte. L’importante è saperle accogliere dentro di noi e saperle vivere con accettazione e coraggio. E questo diventerà la nostra forza.

annalisaspi · 5 Aprile 2019 alle 13:58

Mi rivedo in alcuni tratti, anzi in molti, di questo tuo articolo. La mia vita è stata un susseguirsi di tornanti, a volte costeggiati da burroni. Ma sono sempre riuscita a stare sulla strada, facendo un buon uso degli errori commessi sul tragitto. E sono qui, con un bagaglio di curve, frane, piogge improvvise, nuove partenze. Sempre a testa alta. Più forte di prima, ad annusare geranei fuori il mio balcone.

Roberta Isceri · 5 Aprile 2019 alle 13:15

Mia cara, ci assomigliamo parecchio io e te. Primo perché siamo Gemelli (e quindi indecisione patologica a manetta :D). In secondo luogo perché siamo alla ricerca di noi stesse e di nuove strade e c’è rimasta impressa la frase sui puntini di Steve Jobs. Io sto cercando ancora di unirli. Chissà. Infine l’afflato poetico che ci prende di fronte alla natura e alla montagna. Che dire? Mi piacerebbe saperne di più sul tuo progetto 🙂

Denise · 31 Marzo 2019 alle 12:55

Quante emozioni! Bellissimo post, ti auguro tanta fortuna per il tuo futuro!

ingirovagandomum · 30 Marzo 2019 alle 19:08

Io da bambina dicevo che volevo fare la fiorista perche’ mi piaceva stare in giardino con mia nonna, amavo leggere e viaggiare. Il pollice verde non e’ il mio forte, ma mi ha fatto molto piacere rispolverare questi ricordi. Credo sia davvero importante fermarsi ad ascoltare i propri desideri e rimettersi in discussione, anche piu’ volte nella vita.
In bocca al lupo per questa nuova avventura.

Virginia · 29 Marzo 2019 alle 11:13

Quanto pathos, quanta emozione, quanto sentimento in questo articolo! E quante riflessioni – vere – e che voglia di rimestare nella propria vita seduta sotto un albero in fiore. I momenti di riflessione sono preziosi e ci danno la forza di alzarci con un sogno negli occhi.

rossella kohler · 26 Marzo 2019 alle 20:32

Un post pieno di poesia. La primavera che inizia è sempre un’emozione, ogni volta una rinascita anche per chi ha vissuto ormai molte primavere, ma ha voglia di continuare ad assaporare aria fresca, sole, colori, profumi… e di aprire nuovi capitoli della sua vita. In ogni caso, buona fortuna a te e a me!

Letizia - MaMaglia · 26 Marzo 2019 alle 12:18

Che bello questo post, molto delicato e pieno di piccoli sparsi pezzi di cuore. Mi hai fatto venire voglia di leggere il libro che citi, visto che anche io tante volte mi trovo a chiedermi se le mie scelte sono giuste, se ne abbia mai fatte, di scelte senza sbagli, e se il mio cammino sia coerente con me stessa.

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