MAROCCO ON THE ROAD: DIARIO DI VIAGGIO DI UN ITINERARIO INCREDIBILE FRA MARRAKECH E IL DESERTO DEL SAHARA
Quando vivi un’esperienza così intensa e magica come il mio recente viaggio in Marocco on the road, come fai poi a raccontarlo?
Come puoi trasmettere al meglio tutto ciò che hai visto, sperimentato, mangiato, odorato, percepito, assorbito?
📽 In questo video vi rendo partecipi/e di un’emozione incredibile.
Mi sono posta tante volte codesti quesiti, e mi ci è voluta un’intera settimana dal mio rientro in patria per decidermi a buttare giù, nero su bianco, qualche riga. D’altronde, da qualche parte bisognerà pur cominciare, no?
Così ho deciso di condividere con voi un articolo dal taglio meno informativo ma più personale, in cui sì vi racconto un po’ le tappe del mio bel tour marocchino ideato e organizzato da Sahara View Tours, ma anche le sensazioni che mi ero segnata proprio mentre ero in viaggio, brevemente, a mò di diario e senza troppi fronzoli.
Arriverò anche a pubblicare altri contenuti, ma intanto condivido con voi i miei pensieri, sperando di riuscire a trasmettervi anche un briciolo della magia che ho vissuto, insieme al fidanzato romagnolo e ad una coppia di amici del cuore.

SPECIAL TIP – Se stai pensando anche tu a un bel viaggio marocchino, potresti trovare utile questo articolo dedicato ad alcune splendide strutture nel Marocco centrale, fra Marrakech e il deserto di Merzouga.
GIORNO 1: ARRIVO SERALE A MARRAKECH
Non vi nascondo che il primo impatto con Marrakech è stato intenso, e assolutamente lontano dalle patinate foto o dai pittoreschi reel a lei dedicati che spopolano su Instagram.
Sarà che siamo giunti al suo cospetto verso sera, dopo il tramonto e dopo tre ore di volo (dall’Italia) e due ore e mezza di macchina (da Casablanca). Sarà che siamo rimasti imbottigliati nell’incredibile traffico delle strade circostanti la città rossa, che ci siamo ritrovati a camminare, con zaini, valigie e gambe intorpidite, per un intrico di viuzze buie, fra effluvi di ogni tipo e gli immancabili motorini a cui avremmo faticato assai ad abituarci.
L’indescrivibile caos della Jema el-Fna, l’immensa piazza principale di Marrakech, con le sue bancarelle, i venditori ambulanti e i buttadentro, le luci, le voci, le biciclette, i motorini, le carrozze trainate dai cavalli, ci ha dunque inglobato in un momento gramo, in cui la stanchezza e lo stomaco vuoto hanno contribuito non poco allo spaesamento.
Ci ha pensato Toubkal a risolvere il problema: un locale spartano e affollato, consigliatoci da un local insieme al vicino ristorante Taj’in Darna (che non abbiamo scelto poichè si presentava vuoto, in contrapposizione all’altro che aveva la fila fuori). Sono molto indecisa se consigliarvi o meno Toubkal come tappa gastronomica a Marrakech: alcune pietanze (come la tajine di manzo) erano buonissime, altre invece lasciavano parecchio a desiderare, così come la pulizia del locale e la (poca) cordialità dei gestori. Credo proprio che, quando scriverò l’articolo su dove mangiare a Marrakech, vi indirizzerò su altri locali.
Il secondo giretto per il centro di Marra, a stomaco finalmente pieno, mi ha permesso di mettere a fuoco meglio questa porzione di città, e di notare dettagli preziosi e molto interessanti: l’eleganza e la geometria degli edifici intorno alla gigantesca piazza, tutti bassi e color sabbia vermiglia, l’assenza di mostri edilizi contemporanei, le lucine accese sugli innumerevoli rooftop, il bel viale conducente al minareto della moschea Koutoubia, i tanti mici presenti.

Le viuzze adiacenti la piazza, con le botteghe ancora aperte e le loro sgargianti mercanzie in bella vista, mi hanno catapultato in una sorta di dimensione onirica, un lattiginoso labirinto di luci bianche e oro in cui i solerti richiami dei venditori arrivavano come ovattati.
Voci, folla, motorini, baraonda si sono magicamente spenti al raggiungimento del nostro alloggio, il riad BB Marrakech. Immancabile un secondo tè alla menta sui divanetti intorno al caminetto acceso, a coronamento della nostra prima serata marocchina.
GIORNO 2 – DA MARRAKECH A BOULMAN DADES, ATTRAVERSANDO L’ALTO ATLANTE E PASSANDO PER LA KASBAH DI AIT BEN HADDOU
Ah, le colazioni marocchine!
Nel bel terrazzino del riad ci è stato imbandito un vero e proprio pasto completo, comprensivo di frutta, spremuta d’arancia fresca, tè, caffè, msemen (i deliziosi pancake marocchini), baghrir (piccole tortine a base di pastella di farina, acqua e lievito,caratterizzate dai tipici buchini in superficie) da accompagnare con olio e miele, burro, marmellate… .
Mentre mangiavamo, il buio del primo mattino ha lasciato posto ai chiarori dell’alba (che in questa stagione c’è intorno alle 8.20), e mentre sorseggiavo il mio primo caffè ho potuto ammirare un cielo carico di meraviglia, batuffolose nuvolette e promesse.
Alle 8.45 abbiamo lasciato Marrakech e siamo partiti, con il nostro fidato autista Mohamed, per un lunghissimo viaggio marocchino on the road in direzione sud-est. La meta finale era Boulman Dades, nella provincia di Ouarzazate, ma prima di essa innumerevoli sorprese si sono schiuse ai nostri occhi.
Prima fra tutte, la catena montuosa dell’Alto Atlante, che abbiamo attraversato percorrendo la bella strada N9. Non so da quanto tempo sognavo di vedere queste superbe vette del nord Africa, composte da sorprendenti minerali, rocce e fossili antichissimi.
Abbiamo fatto varie soste lungo il tragitto, per visitare e ammirare piccoli e caratteristici villaggi berberi, respirare la frizzante aria di montagna e, verso il passo di Tizi n’Tichka (a 2.260 metri di quota), ammirare scenari di natura spettacolari ulteriormente impreziositi dalla neve.
📽 Qui trovi il video Instagram dell’attraversamento dell’Atlante.

Dopo un altro bel pezzo di strada, in cui paesaggi sublimi ed estremamente vari scorrevano fuori dal finestrino, siamo giunti ad Ait Ben Haddou. Prima di visitare il suo antico ksar (villaggio fortificato), ci siamo concessi un ghiotto pranzetto sulla terrazza panoramica del ristorante Nouflla: qui abbiamo assaggiato per la prima volta la deliziosa zuppa harira, delle succulente polpette di manzo cotte sempre nel piatto in terracotta della tajine e un favoloso dolcetto al limone (di cui, ahimè, non so il nome).
📽 Guarda il video di Ait-Ben-Haddou.
A pancia piena, ci siamo diretti verso la kasbah di Ait Ben Haddou, subito al di là del letto del fiume Asif Ounila. Dal 1987 questo sito è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ed è stato il set di numerosi film e serie TV, tra cui Il Gladiatore 2 e Il Trono di Spade.

Il nostro viaggio è dunque proseguito sempre in direzione sudest, arrivando a costeggiare la città di Ouarzazate (nella quale ci saremmo fermati qualche giorno dopo); da lì, imboccando la strada N10 verso nord-est, abbiamo percorso la favolosa Valle delle Rose.
Dopo una tappa tè/caffè poco prima della città di Boulmad Dades, abbiamo svoltato nella misteriosa e affascinante Gola del Dades, raggiungendo il nostro secondo alloggio: il fiabesco hotel Babylon Dades, che ci ha accolto con un buon tè alla menta e una deliziosa cenetta locale.

📽 Guarda lo spettacolo di questi paesaggi dal vivo.
GIORNO 3 – DALLE GOLE DEL DADES A QUELLE DEL TODRA, FINO AD ARRIVARE A MERZOUGA E AL DESERTO DI ERG CHEBBI
Svegliarsi nel fatato silenzio di un canyon è stata davvero un’emozione speciale, e salutare questo incantevole riad si è rivelata un’ardua impresa.
Anche la mattinata odierna è stata all’insegna del viaggio e di un susseguirsi di paesaggi e vedute meravigliose. Abbiamo percorso la Strada delle Mille Kasbah, ammirando il palmeto di Tineghir, grande oasi di svariati chilometri nelle Gole del Todra. Abbiamo percorso a piedi anche un tratto di questo bel canyon, punteggiato di sgargianti bancarelle di prodotti artigianali propri delle tribù berbere.

Da qui, la bussola (e il nostro comodo 4×4 guidato da Mohamed) ha puntato decisamente verso la meta che più agognavamo di raggiungere: il deserto di Merzouga, quella porzione settentrionale del Sahara nota con il nome di Erg Chebbi.
Già diversi chilometri prima di raggiungerlo, questo mare di sabbia (come lo chiamano i berberi) ha cominciato ad annunciarsi nei tanti piccoli ma importanti mutamenti del paesaggio: le alture si sono gradualmente smussate e appiattite, la vegetazione ha cominciato a cambiare e a farsi più rada, il territorio più arido, e fra i branchi di caprette selvagge hanno iniziato a comparire i primi dromedari.

Ci siamo fermati in una piccola bottega a bordo strada per acquistare e indossare le tagelmust, ovvero delle lunghe fasce colorate di cotone che gli abitanti del deserto si avvolgono sul capo e sul viso in modo da formare al contempo un turbante ed un velo. E una volta arrivati nei pressi di Merzouga, la nostra trasformazione berbera è stata completata con un altro tassello chiave: la passeggiata sui dromedari.

Mai dimenticherò quel silenzio magico e ancestrale, che solo sulle vette di montagna più ardite ho conosciuto; così come il primo tocco dei miei piedi nudi sulla fredda e granulosa sabbia scarlatta del Sahara, in una piccola pausa lungo il tragitto in dromedario.
In circa un’oretta abbiamo raggiunto la meta: il Luxury Suerte Camp, un intimo accampamento nel mezzo del deserto che sembra uscito da un’antica fiaba araba. Qui abbiamo salutato e ringraziato i nostri amici dromedari e ci siamo subito arrampicati su una duna, per ammirare uno dei tramonti più belli della vita.

E a coronamento di questa meravigliosa giornata, ci sono state la cena tipica, presso la tenda più grande dell’accampamento e in compagnia di un simpatico commensale felino ghiotto di pollo, e un momento musicale di condivisione, in cui abbiamo ascoltato, cantato e danzato ipnotiche musiche berbere intorno ad un caldo falò, sotto un cielo stellato così limpido da far venire la pelle d’oca.
Al cessare della musica, nessuno aveva voglia di ritirarsi in tenda, e così siamo rimasti per parecchio tempo seduti in cerchio intorno al fuoco, con altri ospiti stranieri e con i ragazzi che gestiscono l’accampamento. Abbiamo chiacchierato tantissimo, in un colorito intreccio di idiomi che spaziava dall’arabo al francese, passando per l’italiano, l’inglese e lo spagnolo.

GIORNO 4 – ALLA SCOPERTA DI ALTRI ANGOLI DEL SAHARA, FRA OASI, ACCAMPAMENTI NOMADI, VILLAGGI GNAWA E RIAD FAVOLOSI
Avevo intuito che la notte nel deserto sarebbe stata fredda, ma non avrei mai immaginato così tanto!
Nonostante gli strati di coperte all’interno della confortevole tenda, mi sono ritrovata a dormire con la cuffia (e io sono calorosa) perché mi si stavano congelando perfino i sogni! Che meraviglia, però, dormire qui nel deserto, cullata dal suo magico silenzio. Anche se dalle 4.50 del mattino in poi, esso è stato regolarmente interrotto dal fragoroso chicchiricchì di un mattinierissimo gallo berbero.
Svegliarsi per ammirare l’alba non ha richiesto particolari fatiche: siamo usciti dalla tenda alle 8 del mattino, abbiamo guadagnato con due passi l’altura di una duna e abbiamo celebrato il sorgere del sole nel deserto, uno spettacolo che, insieme al tramonto di ieri, mai dimenticherò.

Dopo un saluto alle caprette dell’accampamento, via di colazione berbera e rientro (sigh!) in jeep ai bordi del deserto, presso quello che sarà il nostro alloggio odierno, il Riad Dar Morocco: una sorta di piccolo castello color sabbia proprio ai piedi delle dune, che mi ha ricordato un principesco palazzo alla Aladdin. Tempo di un tè alla menta di benvenuto a bordo piscina, e siamo ripartiti per un’altra esperienza indimenticabile: la visita ad un accampamento di nomadi, in un’area rocciosa ai margini del deserto.

Il montuoso confine con l’Algeria sorge vicinissimo al piccolo e spartano villaggio, in cui ci hanno accolto due simpaticissime bimbe e un branco di caprette. Abbiamo avuto modo di interagire con loro, osservare le aree del loro accampamento, comprendere i dettagli del loro stile di vita in strettissima sintonia con la terra e la natura, e apprezzare tutta la genuina ospitalità di queste persone.

Con il cuore pieno di nuove consapevolezze, siamo ripartiti in macchina per altre splendide mete: una ex miniera, una magica oasi nel deserto creatasi a seguito di una recente alluvione, il villaggio gnawa di Khamlia, presso il quale vive una piccola comunità di musicisti discendenti dagli schiavi provenienti dal Mali, dalla Mauritania e non solo. Abbiamo potuto assistere ad un suggestivo momento musicale di danze e canti tradizionali.

Dopo un po’ di meritato relax nel nostro meraviglioso dar, ci siamo avventurati verso le dune di fronte a noi, per goderci un altro incantevole tramonto nel deserto.

Ottima la cena tipica in hotel, e super il momento del tè dopo cena, quando i gestori dell’hotel si sono seduti insieme a noi a chiacchierare.
GIORNO 5 – DAL DESERTO ALLA CITTÀ DI OUARZAZATE, PASSANDO PER RISSANI
Lasciare definitivamente il deserto non è stato facile. La sua potente magia ha fatto breccia in tutti noi, sigillando la promessa di tornare.
Tappa a Rissani, cittadina in cui abbiamo potuto assaporare un Marocco genuino e fuori dalle tradizionali rotte turistiche, ed esplorare il suo caratteristico antico souk (il mercato).

Nel pomeriggio, dopo aver attraversato altri paesaggi sublimi e un altopiano roccioso, abbiamo raggiunto la meta ufficiale del giorno, ovvero Ouarzazate. Situata praticamente nel centro del Marocco, dove la valle del Dadès incrocia quella del Draa, questa città è famosa per i suoi Atlas Film Corporation Studios (che le hanno valso l’appellativo di città marocchina del cinema), e per la sua pressochè intatta atmosfera di antica stazione di posta.

Ci siamo concessi una golosa pausa alla pasticceria Le Souk, tappa imprescindibile per assuefarsi definitivamente ai dolcetti marocchini.
Il nostro alloggio odierno è stato l’hotel Riad Amlal, in cui la nostra cena è stata allietata da un piccolo concerto di musica berbera.

GIORNO 6 – DA OUARZAZATE A MARRAKECH, PASSANDO NUOVAMENTE PER L’ALTO ATLANTE
È il 31 dicembre quando, dopo una lauta colazione, lasciamo Ouarzazate per rientrare a Marrakech.
193 sono i chilometri che separano queste due città, e in mezzo a loro c’è, di nuovo, la sontuosa catena montuosa dell’Alto Atlante, da attraversare.
Le sue austere montagne cominciano presto a materializzarsi, e capiamo subito che, nei soleggiati e freddi giorni in cui eravamo nel deserto, lassù è venuta una copiosa nevicata.
Tra le varie tappe lungo il tragitto ci fermiamo presso una cooperativa femminile che produce e vende olio di Argan, osservando con curiosità alcune lavoratrici all’opera. Lì vi era anche un bar, ed è stato molto particolare sorseggiare un espresso (con zolletta di zucchero) al ventoso cospetto di foreste di pini e vette innevate.

In breve tempo abbiamo raggiunto il passo Tizi n’Tichka, un suggestivo valico a 2.260 metri di quota. Questo punto è una sorta di magico portale tra la grande pianura di Marrakech e la porta del Sahara, e consente di respirare purissima aria di montagna, nel nostro caso impreziosita da neve fresca.

Dal passo, è tutto un tornante in discesa, fino a ritrovare la comodità della strada ormai in prossimità di Marrakech. Ci accoglie qui un nuovo alloggio, il riad de l’Orientale, ubicato in un tranquillo vicolo vicinissimo alla Jemaa el-Fna (ma protettissimo dal suo caos). Si tratta di una struttura meravigliosa, con un bel terrazzo in cima in cui è stato impossibile non cedere a un secondo tè alla menta.
Ci siamo concessi un pranzetto al sole del rooftop del ristorante Kennaria, una lunga passeggiata all’insegna dello shopping, ed è stato qui il momento in cui mi sono resa conto che i motorini sfreccianti in mezzo alle persone e alle botteghe, i richiami dei venditori (“La, shokran!” sono le parole chiave da memorizzare e riportare), la folla e i tanti rumori e odori differenti non mi davano più così fastidio come la prima sera qui.
Via di rilassante doccia nel bagno tipico del nostro riad, ed eravamo prontissimi per una nuova serata in quel di Marra, tra l’altro l’ultima del 2024. Abbiamo optato per una tranquilla cenetta sul rooftop del ristorante Bendir, prima di lasciarci avvolgere nuovamente dal caos della piazza principale che si avviava ad accogliere il nuovo anno.
Proprio alle 23.50, il cielo marocchino ha deciso di regalarci un bello scroscio di pioggia, così ci siamo ritrovati a fare il conto alla rovescia sotto una tettoia a lato della piazza, con tantissime altre persone stipate. Poco male, non eravamo di certo qui per questa celebrazione, tra l’altro poco sentita dalle persone locali.
Per quanto strano e quasi surreale, non mi è dispiaciuto questo bizzarro Capodanno. Il 2024 per me è stato un anno tra i più difficili di sempre, in cui ho dovuto affrontare un dolore profondo, che fatico ad elaborare e a raccontare. Ho preferito concentrarmi sul fluire ciclico del tempo senza porvi bandierine di inizio e fine, cercando di essere semplicemente grata per tutti i doni preziosi della Vita.
GIORNO 7 – ESPLORANDO, E INNAMORANDOMI PERDUTAMENTE, DI MARRAKECH
La sveglia mattutina, oltre all’ormai famigliare richiamo del muezzin per la preghiera, è stato un tenero e melodioso cinguettio. Mentre uscivamo dalla stanza per recarci a colazione, ho scoperto che era un bellissimo uccellino rossiccio e grigio, che ha intonato per me un’altra bella canzoncina.
L’ho interpretato come una sorta di coccoloso augurio per un nuovo giro intorno al Sole.
Anche oggi colazione da paura con tantissimi prodotti locali deliziosi, e finalmente abbiamo potuto smaltire le calorie ingerite per bene, ovvero macinando chilometri a piedi per Marrakech, in compagnia di una guida locale.

Se già da ieri il semino dell’amore per questa città stava inaspettatamente sbocciando in me (se mi seguite, sapete bene che io sono una tipa da montagna e natura, piuttosto che da urbanizzazione), in questa mattinata all’insegna della storia, della cultura e dei segreti della città rossa ha fatto scoccare definitivamente la scintilla.
Abbiamo conosciuto per bene la Koutoubia, la moschea più importante di Marrakech, con i suoi giardini, abbiamo osservato da fuori l’attuale residenza reale e visitato il Palazzo Bahia. Ci siamo immersi nel cuore della medina e nel quartiere ebraico, imparando tante nozioni e curiosità dai racconti della guida.

Per pranzo, stavolta abbiamo optato per il tranquillo rooftop del ristorante Ayaso, dominante la suggestiva piazza Rahba Kedima, e abbiamo preso il caffè in un altro terrazzo panoramico, quello del Bazaar Cafè.
Il pomeriggio si è susseguito sempre in giro per la città, osservando tutti i suoi piccoli cambiamenti man mano che il sole si allineava all’orizzonte, e perfezionando sempre più la famigerata arte della contrattazione.

La quiete del nostro riad mi ha accolto proprio nel momento in cui avevo bisogno di prendermi una pausa dal caos marrakechiano, e mi ha fatto ritrovare le energie per vivere al meglio l’ultima sera qui, e in Marocco.
Abbiamo optato per una cena tipica al ristorante Dar Chef, molto caratteristico anche se dalle porzioni un po’ troppo abbondanti. E, super satolli, abbiamo fatto una lunghissima passeggiata, facendo amicizia con gatti e cani randagi, scherzando con simpatici buttadentro in piazza, cercando di raccogliere con gli occhi e con l’anima ogni più piccolo dettaglio intorno a noi.
Con la consapevolezza di aver lasciato un pezzettino di cuore, e una piccola ma profonda radice, qui, in questo indescrivibile paese africano.

Se vuoi fare anche tu un bel tour di questo tipo in Marocco, puoi anche noleggiare una macchina e partire all’avventura in autonomia!

Valentina, l’autrice di Kilig Travel Blog
Scrivo, fotografo, mangio e racconto storie sul mondo e sulle cose belle. Amo l’autunno, i libri, i piccoli borghi, i tramonti sul mare, la mia gatta Trippy, i tortellini in brodo (sono bolognese, come potrebbe essere altrimenti?), la montagna, il caffè.

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