Wilde Kreuzspitze.
Questo il nome del Picco della Croce in lingua germanica, e la presenza del doppio idioma è indicativa di due cose:
- che tale montagna si ubica nella mia parte preferita della mia regione preferita, ovvero l’Alto Adige;
- che essa si avvicina pericolosamente al confine con l’Austria.
Anche se al posto di pericolosamente sarebbe meglio l’avverbio meravigliosamente, poichè codesta vetta di 3.132 metri, la più alta dei monti di Fundres, giace in un contesto naturalistico sublime, dove le tracce umane sono rare, qualche ghiacciaio ancora resiste e si respira quell’aria di montagna selvaggia e autentica, oggigiorno assai preziosa.
Questo settore delle Alpi dello Zillertal (sottosezione delle Alpi dei Tauri Occidentali) è stato l’oggetto dell’escursione che mi accingo ora a raccontarvi, la quale rientra a pieno titolo nella rubrica Avventure matte dei fratelli Capelli.

Un trekking ad anello impegnativo ma privo di grandi difficoltà, che mi ha consentito non solo di conquistare un bellissimo tremila, ma anche di ammirare un lago d’incanto, immergermi in una natura incontaminata, desiderare di trasferirmi in una delle malghe felici che ho incontrato sul cammino.
Ora vi narro tutto.
📸 Intanto potete dare un’occhiata a questa mini guida visiva.
ESCURSIONE AL PICCO DELLA CROCE: UN MERAVIGLIOSO ANELLO PARTENDO DALLA MALGA FANE
Come si evince dal titolo del paragrafo, e anche dal mio sproloquio iniziale, l’obiettivo principale di questa escursione ad anello è il Picco della Croce (Wilde Kreuzspitze). Montagna che, ne sono certa, molti di voi non conoscono (o magari potreste confonderla con altre cime che hanno la Croce nel nome, tipo il Sasso della Croce in Val Badia).
Oltre al Picco, con questo bel giro potrete anche visitare un idilliaco villaggio alpino tradizionale altoatesino, fare tappa in un bel rifugio, innamorarvi del Lago Selvaggio, incappare in innumerevoli marmotte.

Cominciamo da qualche info tecnica.
DATI TECNICI
- Punto di partenza: parcheggio della Malga Fane (1.711 m)
- Itinerario: Malga Fane (1.711 m) – Gola di Valles – rifugio Bressanone (2.300 m) – passo Rauhtaljoch (2.807 m) – Picco della Croce (3.132 m) – passo Rauhtaljoch (2.807 m) – Lago SelvaggioWilder See (2.538 m) – Malga Labeseben (2.140 m) – Malga Fane
- Segnavia sentieri: CAI 17, 17B, 18
- Dislivello positivo: 1.525 m (considerando tutti i vari saliscendi)
- Tempo di percorrenza: 7 ore (soste escluse)
- Altitudine massima: cima del Picco della Croce (3.132 m)
- Difficoltà: EE (escursionisti esperti)
- Punti di ristoro: Malga Fane/Fane Alm (1.739 m), Rifugio Bressanone/Brixner Hütte (2.300 m) e Labiseben/Labisebenalm (2.140 m)
- Periodo consigliato: estate e inizio autunno
- Mappe e cartine consigliate: Cartina Tabacco 037 Monti di Fundres – Gran Pilastro oppure Carta escursionistica Kompass 081. Pfunderer Berge/Monti di Fundres

COSA PORTARE CON SÈ: ATTREZZATURA E CONSIGLI
- Scarponcini o scarpe da trekking in suola scolpita, meglio se alti alla caviglia e in ottimo stato – In questa mia lista di prodotti selezionati per il trekking troverai alcune tipologie e marche di ottime calzature da trekking;
- Zaino comodo, tecnico e capiente – Ecco un’ottimo zaino Salewa, e anche un’alternativa più economica (ma comunque buona);
- Bastoncini da trekking – fondamentali per salvaguardarvi ginocchia ed energia, e per darvi maggiore sicurezza e stabilità nei tratti più ardui;
- Giacca impermeabile antipioggia o kway – anche se la giornata promette sole splendente, alle alte quote il “twister” pomeridiano è sempre dietro l’angolo;
- Acqua (almeno 1.5 litri) e snack energetici;
- Cartina Tabacco 037 Monti di Fundres – Gran Pilastro – anche se viviamo in un mondo digitale, le mappe cartacee sono sempre fondamentali per orientarsi correttamente, specialmente nel caso di escursioni così impegnative.
PUNTO DI PARTENZA: LA MALGA FANE E IL SUO VILLAGGIO
Il punto di partenza dell’escursione al Picco della Croce qui descritta è il parcheggio della Malga Fane.
Vi consiglio di arrivare qui presto, specialmente nei mesi di luglio e agosto. Anche se spazioso, i posti potrebbero terminare in fretta, e a quel punto dovrete obbligatoriamente tornare giù al parcheggio Valles Berg am Boden (molto più a valles – scusate, non ho resistito), e da lì o prendere il navetto (se in funzione) per tornare su al parcheggio ufficiale della Malga Fane, oppure farvela a piedi lungo il Sentiero del Latte (allungando di parecchio i tempi dell’escursione).
Il parcheggio della Malga Fane è a pagamento (salvo i mesi primaverili e autunnali), e la tariffa giornaliera è di 8 euro.
Da qui, respirando a pieni polmoni l’aria fresca di montagna, si segue il sentiero CAI 17 che, in men che non si dica, conduce alla Malga Fane (1.739 m).
La tentazione di mandare all’aria il trekking e fermarsi a bighellonare qui per tutta la giornata è fortissima; la Fane Alm, infatti, è un rustico villaggio alpino collocato alla fine della Val di Valles, munito di chiesetta, case tipiche, fienili, mucche al pascolo e alcune osterie contadine.

Qui un caffè energetico è d’obbligo, io il mio l’ho sorseggiato al Kuttn’ Hutte, ma intorno ci sono altre tre o quattro malghe molto invitanti.
Dopo di chè i tempi sono maturi per dare il via ufficiale all’escursione (sempre che non l’abbia vinta il desiderio di radicarsi qui, eheh).
LA PRIMA TAPPA: IL RIFUGIO BRESSANONE
Dalla Malga Fane dovrete seguire il sentiero 17 il quale, in costante salita, transita per gli straordinari paesaggi incantati della Valle di Valles e si addentra nell’altrettanto splendida Gola di Valles (Valser Schramme).

Già da qui le marmotte cominceranno ad allietarvi con i loro sonori fischi, e voi dovrete sempre continuare imperterriti/e sul sentiero 17, ignorando il bivio che incontrerete più o meno a quota 1.980 m.
Spoiler: da qui, se tutto andrà come questo articolo auspica, sbucherete felicioni ma stanchi al pomeriggio, chiudendo il percorso ad anello.
Pasito a pasito, una piccola struttura in legno comincerà ad apparire a mo’ di miraggio alpino davanti a voi: non ci sono dubbi, è proprio il rifugio Bressanone, che si accinge ad accogliervi dalla sua altitudine a 2.282 metri di quota.

Anche il Brixen Hutte invita a radicarsi qui, rimanendo in contemplazione dei mitici Monti di Fundres e della Cima Valmala, che chiudono davanti a noi la vallata. A peggiorare il tutto, ci potrebbe essere un delizioso effluvio di pietanze tirolesi a solleticare le vostre bramose narici.
Ma il tempo stringe sempre quando si deve andare in cima a un monte, per cui occorre presto rimettersi in marcia.

DAL RIFUGIO BRESSANONE AL PASSO VAL DI RUDO (RAUHTALJOCH)
Per proseguire l’ascesa verso il Picco della Croce, occorre ora prendere il sentiero 17B.
Esso è parte del famoso Pfunderer Höhenweg (ovvero l’Alta Via di Fundres), e conduce nel cuore di una natura che diventa sempre più selvaggia e sublime.
In questo tratto di percorso si compie un ampio semicerchio, in costante salita, che si avvicina pian piano al passo Rauhtaljoch.
Non si scherza più, qui: iniziano dei tratti belli ripidi, la vegetazione si dirada e il fondo del sentiero si fa detritico e ghiaioso, richiedendo un passo sicuro e la giusta attitudine alla fatica e alla montagna d’alta quota.
Il giogo Rauhtaljoch si preannuncia con il caratteristico vento delle forcelle e dei passi di montagna, e generalmente ospita qualche nevaio.

Il raggiungimento del passo implica anche il raggiungimento dei 2.807 metri di altitudine. C’è ancora un dislivello positivo di 330 metri da coprire, e un’oretta di tempo, per la cima.

IN CIMA AL PICCO DELLA CROCE
Dal Rauhtaljoch si imbocca, seguendo le indicazioni, il sentiero 18.
La ripidità aumenta sempre di più, e in questa fase sono necessarie più tappe di prima per riprendere fiato. Si affronta un lungo traverso tra sfasciumi rossastri, e successivamente delle simpatiche e ripide serpentine che portano a una sella, sul ciglio dei 3.000 metri di quota.

Si guadagna poi il filo della cresta che si innesta alla cima, e sempre seguendo la ben evidente traccia, si aggirano le roccette del versante nord e…

Una volta giunti/e quassù, si comprende il significato del nome di cotanta montagna: la croce che vi impera è davvero particolare, bianca e con incise parole in varie lingue.
Sempre in assenza di nuvole, l’occhio quassù spazia sulle Alpi della Zillertal, e su tante note cime dolomitiche. Incantevole anche la vista sul Lago Selvaggio, che sarà la meta successiva.

LA DISCESA VERSO IL LAGO SELVAGGIO
Il tempo da trascorrere sulle alte vette dovrebbe essere infinito, e invece, ahimè, è sempre tiranno.Vuoi per i tempi (quasi sempre stretti), vuoi per il freddo (come nel mio caso), a una certa bisogna rassegnarsi a scendere.
Il primo tratto da percorrere è lo stesso dell’andata, e lo rimane fino al passo Rauhtaljoch. Fate solo un po’ di attenzione nei tratti più ripidi, e godetevi la bellezza della discesa in questa prima fase post salita sfiancante (sono sicura che al termine dell’escursione non la penserete più così).

Una volta arrivati al passo avrete due opzioni: potrete rientrare dal sentiero 17B dell’andata (un po’ più corto) oppure fare come me e rimanere sul sentiero 18, in direzione del Wilder See (Lago Selvaggio).

Qui vi attende un lungo tratto in cui i detriti lasciano spazio a massi ed erba, e in cui si apprezzano due panorami ugualmente sorprendenti: il meraviglioso lago davanti a noi, e il nostro Picco della Croce dietro.
Si cammina lungo il contorno dello specchio d’acqua in alto a sinistra, in un saliscendi che condurrà, infine, proprio al cospetto delle acque del lago.

DAL LAGO SELVAGGIO ALLA MALGA LABISEBEN
La meta, ora, è un qualcosa di ghiotto: la malga Labiseben.
Salutiamo il bel lago e ci accingiamo a compiere un tratto di salita, con anche un brevissimo pezzetto attrezzato con cavi metallici, in quanto un pochino esposto.
Ci si immerge di nuovo in una natura lussureggiante, che illumina il cuore e dona l’energia necessaria per compiere una comoda (ma assai lunga) discesa fino alla malga.

Poco prima di raggiungerla, si transita accanto a una suggestiva cascata, presso la quale una panchina in legno invita alla sosta e alla meditazione.

La malga Labeseben, invece, invita a inviare qui il curriculum, per prendersi cura di mucche e galline, o per imparare a preparare le delizie da offrire agli escursionisti bisognosi di zuccheri.

IL RIENTRO ALLA MALGA FANE
Per rientrare alla malga Fane, c’è ancora un po’ di strada da fare.
Niente di tragico e molto di bucolico, ma quando si è stanchi può essere sfiancante anche percorrere la comoda discesa (prima più ripida ma via via più tranquilla e su percorso forestale) che dalla Labeseben Alm conduce nuovamente sui passi dell’andata.
Si raggiungerà infatti nuovamente il bivio visto al mattino, nella prima parte dell’escursione, e ci si immetterà nel sentiero 17 dell’andata, percorrendolo a ritroso fino a vedere nuovamente il piccolo villaggio della malga Fane.

INFORMAZIONI PRATICHE
- La qui descritta escursione alla cima del Picco della Croce è bella lunga, impegnativa e con un importante dislivello; è quindi fondamentale possedere una buona preparazione e condizione fisica, nonchè la giusta attitudine montanara;
- indossate un abbigliamento a strati adatto alle temperatura, k-way o giacca impermeabile, scarponcini da trekking in suola scolpita, zaino comodo e una copiosa scorta di acqua e viveri;
- controllate bene le condizioni meteo prima di salire sulla vetta.
SPECIAL TIP – Ricordatevi di non partire mai per un viaggio o un’avventura montanara senza assicurazione! Io utilizzo regolarmente l’assicurazione di viaggio Heymondo (l’ho testata durante il mio tour on the road in Marocco), e mi trovo davvero bene. Motivo per cui sono qui a raccomandarla anche a voi, con un piccolo regalino: un 10% di sconto sul vostro acquisto!

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Vi ringrazio di cuore!

Valentina, l’autrice di Kilig Travel Blog
Scrivo, fotografo, mangio e racconto storie sul mondo e sulle cose belle. Amo l’autunno, i libri, i piccoli borghi, i tramonti sul mare, la mia gatta Trippy, i tortellini in brodo (sono bolognese, come potrebbe essere altrimenti?), la montagna, il caffè.

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