Mentre scrivo queste parole, i miei occhi, la mia mente, le mie gambe e, soprattutto, il mio cuore sono ancora là, in quell’incantato angolo di Dolomiti custodito tra la Val Badia, la Val Pusteria, la Val di Landro con le Dolomiti di Sesto e il cortinese.
Qui, nell’altopiano lunare proprio del Parco naturale di Fanes, Sennes e Braies, si ergono tante cose di natura a cui io sono profondamente legata, e una di esse, scoperta durante la mia ultima capatina settembrina in zona, è proprio lui: il Col Bechei.
Non fatevi ingannare dal termine col: nonostante l’ampia forma che, dal Gran Plan di Fanes, appare lunga e arrotondata, questa montagna si discosta assai dall’appellativo di colle, avvicinandosi di più alla definizione di Vetta Dolomitica di Tutto Rispetto.
I suoi quasi 2.800 metri di quota si collocano proprio al confine tra Trentino-Alto Adige e Veneto, e si celano in una posizione intricata, nascosta da varie cime e avancorpi rocciosi.
ESCURSIONE ALLA CIMA DEL COL BECHEI: UNA MONTAGNA MERAVIGLIOSA NEL CUORE DI FANES
Timido e schivo, il Col Bechei non è certo una cima nota ai più: i cartelli che segnalano la sua presenza sono pochi, e se non si possiede una cartina topografica è arduo sapere che esiste.
Ecco perchè la sua conquista, a mio avviso, è assai preziosa e soddisfacente, nonostante non si possa certo annoverare tra le cime più impervie (come i vicini Piz de Conturines e La Varella, o anche il Monte Cavallo e la cima Dieci del Sas dla Crusc).

Direi di non tediarvi oltre, e di passare alla narrazione della bellissima (e lunghissima) escursione alla cima del Col Bechei che ho compiuto, tra l’altro reduce da una bruttissima influenza.
Partiamo con i dati tecnici
DATI TECNICI
- Punto di partenza: rifugio Capanna Alpina (località Sciarè 9, San Cassiano – BZ)
- Punto di arrivo: cima del Col Bechei (2794 m) – si torna indietro per il medesimo percorso
- Itinerario: Capanna Alpina (1720 m) – Col de Locia (2069 m) – Gran Plan di Fanes – Passo dell’Ega (2157 m) – Malga Gran Fanes (2097 m) – Passo del Limo (2.159 m) – Lago del Limo – Col Bechei (2794 m)
- Segnavia sentieri: CAI 11, 418
- Dislivello positivo: 1.050 metri
- Tempo di percorrenza: 7-8 ore (soste escluse)
- Altitudine massima: cima del Col Bechei (2794 m)
- Difficoltà: EE (escursionisti esperti)
- Periodo consigliato: dalla tarda primavera fino all’inizio dell’autunno
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PUNTO DI PARTENZA: LA CAPANNA ALPINA
Il punto di partenza della qui presente escursione alla cima del Col Bechei è il mitico ristorante/rifugio Capanna Alpina.
Ubicato in località Sciarè, poco dopo San Cassiano, questo posticino si raggiunge percorrendo la SP 37 e svoltando a sinistra non appena vedrete il cartello con le opportune indicazioni (il tutto poco prima dell’inizio dei tornanti che conducono al Passo Valparola).
Dovrete percorrere una pittoresca stradina (anche se rovinata dalla presenza di una cava di estrazione), e in breve tempo raggiungerete la Capanna Alpina e il suo ampio parcheggio, a pagamento. A settembre 2024, il ticket giornaliero ammonta a 10 euro.
Una volta inforcati scarponcini e zaino, potete fermarvi per un caffè energetico in questa tradizionale e un po’ spartana alcova, spesso sorvegliata da buffi cani di guardia sul tetto, e approfittare delle toilettes presenti qualche passo dopo il rifugio.

L’INIZIO DEL PERCORSO: DALLA CAPANNA ALPINA AL COL DE LOCIA
La Capanna Alpina si colloca in una splendida e tranquilla conca alle porte del Parco naturale di Fanes, Sennes e Braies, e da essa dipartono due sentieri principali: il CAI 20, che conduce in meno di un’ora a quell’Eden terrestre che è il Rifugio Scotoni, e il CAI 11, l’itinerario d’accesso per il Paradiso (con la P maiuscola), ovvero il magico mondo dell’altopiano di Fanes.
La nostra bussola, oggi, punta proprio quest’ultima meta, quindi teniamo la sinistra e imbocchiamo il sentiero 11, il cui inizio bucolico e pianeggiante non lascia minimamente presagire cosa verrà poco dopo.
Si attraversa un ponticello di legno ascoltando il fresco scrosciare di limpidi torrenti dolomitici, si respira la frizzantina aria che scende dalle alte vette circostanti mescolandosi con la fragranza alpina dei millemila pini mughi presenti, si ammirano austeri alberi…
E ci si prepara per il primo tratto tosto del cammino, ovvero la salita al Col de Locia!
Esso rappresenta la tappa numero uno dell’escursione alla cima del Col Bechei, e più che un colle da quaggiù appare come un vertiginoso bastione di roccia, posto assai più in alto di noi. Non c’è assolutamente da disperare: basta solo affrontare con calma i (più o meno) ampi zig-zag muniti di gradoni legnosi e rocciosi che, in un’oretta (o 45 minuti nel mio caso), vi faranno approdare 300 metri più su al fatidico Col de Locia.
- tempistiche dalla Capanna Alpina al Col de Locia: 45 minuti – 1 ora.
IL LUNGO TRATTO NEL GRAN PLAN DI FANES, IN PARADISO
Una volta varcato il cancelletto di legno, sarete ufficialmente arrivati al Col de Locia, uno splendido terrazzo panoramico naturale dove far passare l’affanno su una delle panchine presenti, ammirando il massiccio del Sella e le alture vicine.

Questo luogo, posto a quota 2. 069 metri, rappresenta la porta di accesso al mondo di Fanes, e da qui il sentiero si fa finalmente più pianeggiante conducendo, in un trionfo di pino mugo, all’area denominata Gran Plan.
Dopo una breve alternanza di salitine e discesine, il sipario si apre spettacolarmente su un paesaggio che si insinuerà per sempre nei vostri cuori e nelle vostre retine: una spaziosa valle percorsa, oltre che dal nostro sentiero, da un bel torrente montano, foderata di prati pullulanti di rocce e marmotte, e chiusa ai lati prima da cespuglieti di mugo e poi da sublimi vette dolomitiche che recano ancora i segni del loro marino passato.

Un primo bivio comparirà sul cammino, indicante sulla destra il sentiero CAI 20B verso il Valùn de Ciampestrin. Qui tutto ciò che potrete fare è accomodarvi sulla panchina per mangiare un pezzetto di cioccolata, ammirando la meraviglia che si snoda tutto intorno a voi, ma a parte ciò dovrete ignorare tale deviazione e procedere dritto lungo il sentiero 11.
Sempre nel contesto sopra descritto, proseguirete fino ad arrivare ad un secondo importante bivio, questa volta sulla sinistra: quello per la superlativa e tosta traccia verso il Piz de La Varella e il Piz de Conturines (dei quali vi parlerò in un prossimo articolo). Anche qui, limitatevi ad osservare i cartelli e continuate sulla via lungo il Gran Plan di Fanes, per raggiungere la successiva meta: l‘Ütia Gran Fanes.

LA MALGA GRAN FANES
In ladino, la parola ütia vuol dire malga, e quella di Gran Fanes è davvero una gran bella malga (sempre se aperta, perchè al 21 settembre, giorno della mia impresa al Col Bechei, era tristemente chiusa).
Collocata in un paradiso di prati, boschetti, biotopi e torrenti, questa piccola alcova invita a stazionare presso i suoi tavoli esterni per l’eternità, ammirando le meravigliose vette tutt’intorno, i cavalli e le mucche allo stato brado, le marmotte che fanno cucù dalle loro tane fra le rocce, la tavolozza di colori di natura che più belli e variegati non si può.

Insomma, direi che è ridondante suggerirvi una pausa qui, prima di rimettervi in marcia. A questo punto avrete già percorso un bel tratto di sentiero, ma ci sono ancora innumerevoli passi che vi attendono prima dell’agognata vetta.

DALLA MALGA GRAN FANES AL LAGO DEL LIMO
E dopo la sosta alla malga, è tempo di rimettersi in marcia: come tutte le vette propriamente dette, il Col Bechei infatti non perdona, e il tempo è sempre assai tiranno in queste imprese.
Si continua sempre sul sentiero 11, che si addentra ancora di più in territorio marmottoso e, dopo un tratto pari, si inerpica leggermente per arrivare al Passo del Limo (a 2.159 metri di quota), e al successivo e omonimo Lago del Limo.

È possibile fare il giro intorno al suo perimetro, ammirando così la sua infinita bellezza da ogni prospettiva, oppure rilassarsi lungo le sue placide rive. Tutto ciò, però, se non si sta compiendo la qui descritta escursione sulla cima del Col Bechei: in questo caso, tale bel laghetto rappresenta infatti il bivio chiave dell’escursione, opportunamente segnalato da un legnoso cartello.

IL SENTIERO 418 PER IL COL BECHEI
Giunti al lago del Limo, ordunque, si saluta il caro CAI 11 per imboccare a destra il CAI 418, colui che ci accompagnerà fino in cima al Col Bechei.
E qui mò non si scherza più.
Dopo un primo breve tratto costeggiante il lago, il sentiero inizia a farsi decisamente più ripido, cominciando a risalire la lunghissima diagonale che taglia questa peculiare montagna.
Si ascende inizialmente fra i solti pini mughi, i quali in breve tempo cedono man mano spazio alla classica pietraia alle falde di ogni cima che si rispetti.
Tuttavia, il Col Bechei qui cela una sorpresa: una volta risalito questo mondo di roccia, tipico contesto da anticima, il furbacchione in questione ripropone un gigantesco e suggestivo pratone, a dir poco inaspettato dopo la pietraia.

Il morbido pratone termina in corrispondenza di un’ampio balcone naturale a quota 2.525 metri, caratterizzato da un paio di panchine e da antichi baraccamenti della Prima Guerra Mondiale. Da qui si intravede già la croce di vetta, in cima a una specie di col roccioso, e si apprezza anche il percorso per arrivarci: una simpatica e ripida traccia inerpicantesi prima sulla sezione finale dell’erboso pendio, poi su detritico ghiaione (occhio qui a non scivolare) e, infine, anche su facili roccette, da superare a mò di quadrupedi.

Dopo tutto questo, rimane solo la piccola cresta sommitale e, procedendo a destra, si arriva finalmente alla croce di vetta.
IN CIMA AL COL BECHEI
Nonostante non rientri affatto tra le cime più alte da me conquistate (vedi, per esempio, la Marmolada, il Catinaccio d’Antermoia, la Tofana di Rozes o il Monte Vioz), ammetto che mi sono emozionata arrivando quassù: ero reduce da una pesante influenza che mi aveva lasciato in dono una fastidiosa tosse, non ero quindi al 100% delle mie forze, ma sono riuscita lo stesso a compiere questa lunghissima ascesa.

E poi, la cima del Col Bechei è veramente superlativa! Appartata, poco frequentata (quel giorno c’eravamo solo io e mio fratello) ma al centro del mondo dolomitico: un qualcosa di difficilissimo da eguagliare.

I suoi 2.785 metri sono la definizione perfetta di quando si dice “veduta a 360°”: si può ammira veramente di tutto, dalle Tofane all’Averau col Nuvolau, il Monte Cristallo, il Sorapis e la Croda Rossa di Sesto, la Croda del Becco con la sella di Sennes (e l’omonimo rifugio più in basso), il placido rifugio Pederù e tutto il sentiero che sale a Fanes da quella parte, l’austera Cima Nove, lo spettacolare retro del Sasso della Croce (con la Cima Dieci e il Monte Cavallo), il La Varella e il Conturines, tutta lo splendido altopiano di Fanes appena percorso, lo splendido Vallon Bianco e le sue vette, Sua Maestà la Marmolada…
E chissà quante altre montagne sto dimenticando di citare!



Papparsi un bel panino qui è una delle ricompense più belle, attorniati dal Grande Silenzio proprio delle alture, dai mitici gracchi alpini sempre affamati, dalla bellezza più bella e speciale che si può.

IL RIENTRO
Il rientro è molto intuitivo, poichè ripercorre i medesimi passi dell’andata. E dunque via di crestina sommitale, roccette e ghiaione detritico in discesa, poi il comodo pratone alle falde del Col Bechei e di nuovo la pietraia; e ancora, il tratto dei pini mughi prima del lago del Limo, il lago del Limo stesso (che visto dall’alto mostra una straordinaria forma a cuore), e l’innesto sulla bella mulattiera di Piccola e Gran Fanes.

Una volta su di essa, la parte più ardua di discesa è fatta; si raggiunge nuovamente la malga Gran Fanes e il suo mondo di acqua, terra e meraviglia, si prosegue nell’ampio vallone circondato dai monti, si salutano i bivi per il La Varella e quello per la forcella verso il lago Scotoni e, dopo un bel po’ di tempo, si raggiunge di nuovo il buon Col de Locia.

Esso rappresenta il colpo di grazia per le gambe e le ginocchia provate dal lungo trekking ma, stringendo i denti, si affronta con coraggio anche in discesa, fino ad arrivare nuovamente alla placida Capanna Alpina.
INFORMAZIONI PRATICHE
- La qui descritta escursione sulla cima del Col Bechei è un itinerario lungo e impegnativo, che richiede una buona preparazione e condizione fisica e la giusta attitudine montanara;
- fondamentale possedere tutto l’equipaggiamento adeguato ad affrontare l’esperienza: un abbigliamento a strati adatto alle temperatura, k-way o giacca impermeabile, scarponcini da trekking in suola scolpita, zaino comodo;
- i punti di ristoro lungo la via sono la Capanna Alpina (proprio all’inizio del percorso) e la Malga Gran Fanes. Prima di partire, però, controllate bene gli orari e i giorni di apertura: quando ho percorso io questo itinerario, il 21 settembre 2024, la malga era chiusa, e in questo caso diventa di fondamentale importanza il possesso di acqua e cibo a sufficienza.
- controllate bene le condizioni meteo prima di salire sulla vetta.
- l’ultimo tratto di percorso si svolge su roccia, cosa che non lo rende assolutamente adatto a chi soffre di vertigini.
Se vi piacciono le escursioni in alta montagna, oltre al Col Bechei e alle cime consigliate nel presente articolo, vi suggerisco anche:
- uno spettacolare anello intorno e in cima al Setsass, partendo dal Passo Valparola;
- l’ascesa alla cima Lagazuoi transitando per le gallerie del Lagazuoi;
- la conquista dell’iconico Sassongher, la montagna che sovrasta Corvara;
- la bella e sorprendente Cima Pisciadù, nel cuore del Sella;
- il Nuvolau e l’Averau, con due brevi vie ferrate.


Valentina, l’autrice di Kilig Travel Blog
Scrivo, fotografo, mangio e racconto storie sul mondo e sulle cose belle. Amo l’autunno, i libri, i piccoli borghi, i tramonti sul mare, la mia gatta Trippy, i tortellini in brodo (sono bolognese, come potrebbe essere altrimenti?), la montagna, il caffè.

2 commenti
alere · 17 Settembre 2026 alle 19:07
hai messo una foto del rifugio sennes indicandolo come la malga gran fanes che non è…
Valentina · 17 Settembre 2026 alle 22:30
Ciao Jackblack, in realtà quella in foto è proprio la malga Gran Fanes, come indicato. Non è il rifugio Sennes 😉